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Partite truccate: 24 anni di squalifica per il serbo Stefan Milićević
L’ITIA ha squalificato per ventiquattro anni il serbo Stefan Milićević, con 70 000 $ di ammenda, per sei partite truccate tra il 2022 e il 2024 e per il reclutamento di altri giocatori in una rete di corruzione. Potrà tornare in campo solo dall’8 ottobre 2050.

Ventiquattro anni di squalifica e un’ammenda di 70 000 $: l’Agenzia internazionale per l’integrità del tennis ha sanzionato il serbo Stefan Milićević, 29 anni, il cui miglior ranking in singolare è il 1338º posto mondiale, raggiunto nell’agosto 2014. La squalifica è efficace dal 9 ottobre e arriva fino all’8 ottobre 2050. Milićević avrà 53 anni il giorno in cui potrà di nuovo disputare un torneo.
I fatti coprono il periodo 2022 e 2024: sei partite truccate, cinque delle quali giocate da Milićević, e sei tentativi di trucco. L’agenzia gli contesta anche il reclutamento, o il tentativo di reclutamento, di altri professionisti in una rete di corruzione, «il che ha portato altri giocatori a truccare delle partite», scrive l’ITIA nel suo comunicato.
La sanzione è emessa in contumacia: l’agenzia dichiara di aver cercato di contattare il giocatore sette volte, attraverso più canali, senza risposta. L’accusa formale è del 24 settembre 2026; senza difesa, la squalifica è diventata efficace il 9 ottobre.
Una delle pene più pesanti, sotto il bando a vita
Ventiquattro anni superano le sanzioni recenti dell’agenzia: vent’anni al francese Quentin Folliot nel novembre 2025, vent’anni al dominicano Jasel Beltre nel maggio 2026, dodici al cinese Pang Renlong nel dicembre 2025. Solo i bandi a vita dei casi più vecchi vanno oltre. L’ammenda di 70 000 $ resta lontana dal record della disciplina: i 250 000 $ inflitti a Karen Khachatryan nel 2020.
Cosa cambia per chi scommette
Leggo questa sanzione dal punto di vista di chi scommette. Un giocatore oltre il 1300º posto milita nel circuito secondario, lontano dai tabelloni principali che copriamo qui: nessuna delle partite del caso riguarda un incontro seguito da Bankroll Atlas. La vicenda mostra il prezzo di una carriera costruita sulle partite truccate e il controllo con cui l’agenzia sorveglia ormai i gradini più bassi del tennis professionistico.